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morire suicida a 32anni…un altra vittima di stato

…” la vita era diventata impossibile”, questa la frase scritta su un cartello prima di togliersi la vita, una ragazza trans di Montesilvano ha deciso di mettere così fine alle sue sofferenze.

Lo stato è il vero colpevole.

Non possiamo più permettere che una giovane vita possa interrompersi in questo modo, il (quasi) totale disinteresse per far si che le persone Trans possono vivere una vita dignitosa, sommato ad un crescente odio transfobico, stà trasformando il nostro paese in un luogo ostile e pericoloso per chi non si “conforma” a stereotipi falsi propinati dalla tv.

Alla vigilia della festa della Donna, Michelle non ha ricevuto una mimosa…solo un cappio per lei…

fonte:http://www.gaynews. it/view.php? ID=81003

TERAMO. SUICIDA UNA TRANS GIULIESE

MONTESILVANO. Il suo sogno era operarsi, diventare davvero, finalmente, una donna. Ma non ce l’ha fatta Michelle, transessuale di 32 anni originaria di Giulianova che ieri mattina ha affidato le sue ultime parole a un cartellone alto un metro trovato dai carabinieri sul tavolo di casa sua, in via Grecia. Quasi a voler gridare la disperazione che le scoppiava nel cuore, Michelle ha scritto «La vita era diventata impossibile» e poi, dopo aver firmato quattro lettere indirizzate a parenti e amici, ha messo in atto il suo gesto estremo. Sono stati i vicini di casa a dare l’allarme, alle sette e mezza di ieri mattina: il corpo era sul balcone, al primo piano di una delle palazzine di fronte a Porto Allegro.

Capelli lunghi rossi, senza un lavoro ufficiale, Michelle aveva vissuto a Roma per un periodo prima di arrivare a Montesilvano, dove abitava già da un paio d’anni.

«L’avevo conosciuta quando stava in hotel», racconta sotto shock Margot, «una ragazza splendida, la chiamavamo la miss per quanto era bella, dentro e fuori».

E se il sogno era quello di operarsi per fare che il suo corpo rispecchiasse finalmente il suo animo femminile, la sua preoccupazione era la madre anziana, da tempo in una casa di riposo. «Michelle l’andava a trovare spessissimo, lavorava per sostenerla, era legatissima a lei», rivela ancora Margot.

Un amore che però non è bastato a sopportare il dolore di una vita ai margini, in solitudine. «Michelle era discreta, una persona a modo, non faceva vita mondana, era fuori da qualsiasi giro. Si sentiva donna, per questo si vergognava perfino di andare al mare». Un disagio che è andato via via aumentando, fino a ieri. Secondo i carabinieri la sua morte sarebbe avvenuta nel corso della notte, poco prima di scrivere quel cartellone e le sue ultime volontà: il suo gatto affidato a un amico e il dvd di una soap opera brasiliana seppellito con lei.

«Il suo è il disagio di tutte», si sfoga Margot, «che a stento sopravviviamo. Potrà sembrare duro, ma io capisco il gesto di Michelle. Tutte noi facciamo una vita allucinante, nessuno fa niente per noi. Nessuno ha il coraggio di darci un lavoro, ma è ora che si mettano una mano sulla coscienza. Chiediamo solamente un lavoro, anche il più umile, e una vita decente».

«Sono situazioni molto dure, in cui la società esclude queste persone», commenta Marco dell’associazione Jonathan (gay, lesbica, bisessuale trans) «costrette dagli altri alla solitudine, all’isolamento, alla disperazione» . Michelle, capelli lunghi rossi, da ieri è nella camera mortuaria del cimitero di Montesilvano in attesa di sepoltura. (s.d.l.)

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5 commenti a morire suicida a 32anni…un altra vittima di stato

  • Un saluto a Michelle e l’augurio che possa trovare altrove la serenità che gli abbiamo negato qui!

  • …mi associo anch’io al saluto a Michelle…nella speranza che non ci debba più essere sofferenza causata dalla diversità…voglio credere con tutta me stessa che un giorno possa davvero essere così…

  • Hai detto bene: “stereotipi falsi propinati dalla tv”.
    Non è neanche tanto una questione politica, giacché la classe politica è lo specchio della società. Ma si tratta piuttosto della società civile, che si crede libera, aperta a tutte le istanze ed è capace di andare in massa alle manifestazioni di piazza, ma difficilmente per sostenere i diritti civili e il riconoscimento non solo legale. Perché se non cambia la cultura di massa, non basterà una buona legge a favore dei/delle Trans. Non potrà bastare se la gente ghettizzerà, discriminando nei fatti, ogni Transgender.
    E’, secondo me, prima di tutto, un problema culturale, e, appunto, come è scritto nell’articolo: causato dai media, che nei servizi televisivi, presentano un quadro difforme rispetto al vero.
    Io ho deciso di “schiaffeggiare” la società a doppio binario: quella che si dichiara aperta e che poi nei fatti chiude. Lo faccio dando voce a chi vuole comunicare il suo pensiero, in modo libero, utile a rompere gli stereotipi.

  • Che società mediocre è quella in cui viviamo!

  • @Chit e Bruja: speriamo per lei e per noi… :oops:
    @kristalia: ogni mezzo per dar voce a chi ne ha meno è da apprezzare, complimenti!
    @Romano: e noi ci si batte per renderla migliore ;)

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